IL CALENDARIO NATURALE DELL’ISOLA DI USTICA

 

Tutto è nato durante un congresso di archeoastronomia, organizzato proprio qui ad Ustica, così ci si è chiesti se anche il villaggio dei Faraglioni, come altri siti preistorici fosse stato costruito onorando il culto del cielo, prestando attenzione cioè a stelle e costellazioni.

 

Per scoprirlo, i ricercatori hanno effettuato una serie di rilievi topografici e utilizzato dei software in grado di riprodurre le costellazioni al tempo della costruzione del villaggio, nel tentativo di capire se muri o strade fossero stati concepiti in allineamento con gli oggetti celesti. “Quando però siamo andati ad analizzare i dati ci siamo accorti che di allineamenti sul terreno ve ne erano pochissimi”, spiega Foresta Martin in uno studio pubblicato su Mediterranean Archeology and Archaeometry: “l’unico che abbiamo trovato era l’allineamento della strada principale con la stella Rigel Kentaurus, qualcosa di simile a quanto già osservato in precedenza per altri villaggi preistorici”. L’aspetto più sorprendente non riguardava l’allineamento delle costruzioni umane, quanto piuttosto l’armonia tra la posizione del villaggio e della nostra stella in prossimità del solstizio d’inverno: “In prossimità del solstizio d’inverno infatti il sole culmina e tramonta allineandosi con alcuni dei picchi naturali dell’isola, come se il paesaggio stesso funzionasse da calendario astronomico”.

 

Il villaggio, situato in Contrada Tramontana, si estendeva in un’area di oltre 7000 mq su un’ampia cuspide affacciata sul mare; era naturalmente difeso a oriente dall’alta scogliera, sugli altri tre lati era chiuso e protetto da una possente fortificazione ad andamento curvilineo, intervallata da contrafforti semicircolari. Ciò che maggiormente caratterizza il villaggio di capanne è l’articolato impianto “protourbano” contraddistinto da regolari percorsi viari; tale peculiarità lo rende uno dei più importanti complessi di età preistorica dell’intero bacino del Mediterraneo. Le capanne, giustapposte tra loro e costruite verosimilmente con un elevato interamente realizzato con pietra locale, erano per lo più di forma circolare, ovoidale o rettangolare con angoli arrotondati ed erano adiacenti a spazi all’aperto semplicemente recintati. All’interno erano per lo più dotate di banchina e, in molti casi, di apprestamenti per la molitura: in particolare, sui pavimenti delle capanne, si sono rinvenute grandi piattaforme di macina di forma ovoide o sub rettangolare, ancora nella loro originaria posizione.

 

L’arredo mobile dell’interno è risultato particolarmente ricco e ben conservato, documentando, quindi, oltre all’abbandono improvviso dell’insediamento, anche un elevato tenore di vita della popolazione residente che, probabilmente, doveva basare la sua economia di sussistenza sia sulle tradizionali attività legate alla pastorizia, all’agricoltura e alla pesca che sui commerci transmarini, di cui tuttavia esistono ancora poche e sporadiche testimonianze. Lo stile dei vasi, sebbene elaborato localmente, richiama quello delle coeve ceramiche del Villaggio del Milazzese di Panarea, nelle Isole Eolie, e quello dei vasi dello Stile di Thapsos, così denominato dalla ben nota stazione preistorica individuata sulla penisola di Magnisi nel siracusano.

 

Straordinarie sono l’abbondanza e la varietà della suppellettile domestica restituita dagli scavi archeologici, in parte esposta nel locale Museo inaugurato nel 2010 nel complesso dei cameroni di Largo di Guardia, un edificio situato sul costone che domina la Cala di Santa Maria utilizzato come prigione fin da epoca borbonica e successivamente destinato a quei confinati, anche politici, che trasgredivano il regolamento.

 

L’esposizione si sviluppa in due padiglioni attraverso un’ampia selezione di reperti relativi in prevalenza alle fasi più rilevanti del popolamento dell’isola; il Padiglione A è dedicato alla preistoria dell’isola, il Padiglione B al periodo compreso tra l’età ellenistica e la tarda antichità.

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