COME NASCE LA CERAMICA DI CALTAGIRONE

 

Nel Medioevo la ceramica caltagironese ebbe un notevole impulso, grazie alla buona qualità delle argille. Le quartare per contenere il miele, in questo periodo, erano note ovunque. Sebbene dai documenti scritti e, principalmente dai Riveli, si rilevino molti nomi di ceramisti del Cinquecento con oltre cento officine di maiolicari attive, a causa del terremoto del 1693, che sconvolse tutte le città della Sicilia orientale, sono pochissime le opere superstiti.

 

Del Seicento si può dire altrettanto. Infatti, eccetto i significativi frammenti di pavimento datati 1621, opera di maestro Francesco Ragusa, e quelli dell’altro impiantito della seconda metà dello stesso secolo, del maestro Luciano Scarfia. Il resto fu travolto dal terremoto dell’11 gennaio 1693, che cancellò nella parte orientale dell’isola quasi ogni traccia dell’attività plurisecolare delle officine ceramistiche caltagironesi.

 

Oggi è possibile visitare una vasta collezione di reperti presso il Museo situato all’interno del Giardino Pubblico della città di Caltagirone il cui ingresso principale si trova in Via Roma attraverso il “Teatrino Bonaiuto”, elegante e scenografico belvedere sulla città.

 

Il Museo fu istituito nel 1965, secondo in Italia dopo quello di Faenza. Le sue collezioni, principalmente costituite da vasi e manufatti in ceramica dal medioevo sino al secolo scorso non solo di produzione di Caltagirone, contengono un cospicuo nucleo di materiali di interesse archeologico dal territorio. Notevoli sono i reperti riferibili all’Eneolitico e alla prima Età del Bronzo, mentre tra i manufatti di epoca greca un posto di primo piano occupa il rilievo in calcare da Monte San Mauro con coppia di sfingi attergate (540 a.C.).

 

Notevole è il grande cratere attico a figure nere con Gigantomachia sul lato A e Herakles in lotta con il Leone Nemeo sul lato B (530-520 a.C.). Di grande interesse per la rara figurazione è il cratere a calice attico a figure rosse dalla necropoli di San Luigi a Caltagirone (Pittore di Clio. 440 a.C.).
La scena raffigura l’interno di una bottega, ove un vasaio è intento a rifinire il labbro di un cratere sul tornio, assistito da un giovinetto apprendista e sotto lo sguardo attento di Athena Ergane, protettrice degli artigiani.

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