GELA E IL PERIODO TIMOLENTEO

 

Dopo la prima distruzione di Gela del 405 a.C. ad opera dei cartaginesi, la città ed il territorio vennero progressivamente abbandonati. Tale quadro si evince dai resti nell’area dell’Acropoli: molti edifici risultano abbattuti e veri e propri strati di macerie vengono livellati al di sotto di una fase successiva riferibile al periodo delle guerre greco-puniche, in cui l’area viene trasformata in un emporio commerciale. In Sicilia la situazione politica delle poleis del IV sec. a.C. era caratterizzata da lotte interne tra partiti filo-oligarchici e filo-democratici, in una forma di anarchia che innescava ovunque disordini e paure.

 

Nel 346 a.C. aristocratici siracusani, a causa di aspre lotte politiche, si rifugiarono a Leontini da dove inviarono ambascerie a Corinto per chiedere di intervenire contro i tiranni delle poleis siceliote, colpevoli di aver causato il caos in Sicilia. La città dell’Istmo decise di intervenire con un piccolo contingente guidato da Timoleonte, un vecchio generale considerato nemico dei tiranni. Carichi di entusiasmo i sicelioti con l’aiuto di Timoleonte abbatterono le tirannidi in tutta l’isola e si rivolsero, sotto un’unica guida, contro la stessa Cartagine. Molti territori caduti sotto il dominio punico dopo i fatti del 405 a.C., ritornarono agli antichi abitanti che ne erano stati scacciati, tra cui i gheloi.

 

Fu nel 339 a.C che la polis di Gela, grazie all’opera del condottiero corinzio Timoleonte, venne ricostruita e ripopolata con gli antichi abitanti della città e coloni provenienti da Kos, guidati da Gorgo. I chiari segni della ripresa economica e demografica si manifestarono soprattutto attraverso un nuovo progetto urbanistico. A partire dalla seconda metà del IV sec. a.C. la vita della polis si sposta in un’area denominata Caposoprano: sono di questo periodo le costruzioni di un impianto termale di bagni pubblici ed un tratto di fortificazione, ottimamente conservato. Anche nell’ultimo secolo di vita la produzione artistica di Gela si distinse per originalità e qualità: botteghe di artigiani producevano matrici e terrecotte figurate di stile tardo classico, tale produzione si arrestò solo nel 282 a.C.

 

A distruggere in modo definitivo la città greca di Gela furono i Mamertini, mercenari campani passati a servizio di Finzia: i mercenari dopo un inutile tentativo di impadronirsi di Agrigento, cacciati si diedero al saccheggio. Al loro passaggio devastarono le città di Gela e Kamarina, secondo Polibio era il 287 a.C. La costruzione di Finziade, odierna Licata, inizia proprio da quel disastro, i gheloi superstiti vengono trasferiti da Finzia nella nuova città, una “nuova” comunità che mantenne il ricordo delle proprie origini.

Back to top
en_GB