LA KOUROTROPHA DA MEGARA HYBLAEA DEL MUSEO P.ORSI

 

Durante gli scavi per le indagini archeologiche avvenute nel 1952, in quel terreno acquistato dalla Rasiom prima di iniziare la costruzione della Raffineria odierna, sotto la direzione dell’archeologo italiano Gino Vinicio Gentili, fu ritrovata la “nota” statua della “Kourotrophos”.

 

La “kourotrophos “ la statua arcaica in calcare della “Dea Madre” in trono (VI secolo a.C.), che allatta due gemelli (kourotrophos), fu ritrovata dagli scavi condotti nell’area nord della necropoli megarese , distrutta in 936 frammenti da un martello pneumatico durante scavi per la raffineria Esso e venne ricostruita pezzo per pezzo dal museo Paolo Orsi dove oggi è ammirabile. La statua fu rinvenuta in una tomba con vasi datati al 550 a.C.

 

Una analisi recente dell’Università di Napoli ,ha proposto di identificare con Nyx, l’entità esiodea madre di Hypnos e Thanatos, di cui vi era un oracolo a Megara Nisea, sull’acropoli caria. Megara Nisea, fu la patria del condottiero ecista Lamis, fondatore della Megara a noi nota, che come primo approdo conobbe le rive dell’attuale Brucoli, alimentando la millenaria “leggenda” (ma non troppo) del toponimo di Trotilon, di cui spesso abbiamo narrato.

 

La statua raffigura una “kourotrophos”, cioè la Dea madre che allatta due neonati, seduta su trono. La figura è acefala ed è vestita di chitone, abito lungo fino ai piedi nudi. E’ avvolta da un himation, pesante mantello, ricadente sulle spalle che lascia scoperto il petto,le grandi mani e i piedi.
I due poppanti, avvolti in fasce con tracce di policromia, sono disposti secondo uno schema incrociato e succhiano il latte mentre stringono con una mano la mammella.
La veduta della statua è frontale e concepita come unico volume compatto secondo la convenzione dell’arte arcaica.

 

Per questa impostazione la scultura è stata confrontata con alcune opere d’arte indigena influenzate da modelli dell’arte greca ed in modo specifico di ambiente greco-orientale. Il modellato della statua megarese per la turgidezza delle forme e per le pieghe delle vesti richiama infatti la scultura di centri quali Samo e Mileto.

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