LE ORIGINI DELL’ISIDE DI KAMARINA

 

Il professor Lorenzo Guardiano, ha attirato una folla numerosa lo scorso lunedì al Museo Archeologico Ibleo. Il giovane egittologo, docente presso l’Università di Milano, ha presentato una relazione erudita sulla “Iside di Kamarina”, una brocca bronzea recuperata dal mare di fronte alla subcolonia greca nel 1999, risultato di un naufragio vicino alla spiaggia.

 

Guardiano, noto nonostante la giovane età di trent’anni, ha affascinato l’attenzione del pubblico con la sua analisi della brocca, precedentemente studiata da Giovanni Di Stefano, ex direttore del Museo di Kamarina. La brocca, risalente alla fine del primo secolo dopo Cristo, presenta un bassorilievo raffigurante la dea Iside saldato al manico.

 

Introdotto da Carmelo Arezzo, presidente della Società ragusana di Storia Patria, e presentato da Giovanni Di Stefano, il professor Guardiano ha esplorato l’iconografia del singolare reperto di Kamarina. L’unicità della rappresentazione della dea Iside con un piccolo quadrupede tra le braccia ha costituito il fulcro della discussione, in cui il conferenziere ha presentato varie ipotesi sostenute da riferimenti all’antica iconografia mediterranea, ai testi di autori classici e alle sue ampie conoscenze.

 

La divinità egizia, ellenizzata e successivamente inclusa nel pantheon della Roma imperiale, è stata oggetto di un’approfondita analisi da parte del professor Guardiano, che ha esaminato le connessioni e le differenze tra egizi, greci e romani nella mitologia, spaziando dal terzo millennio a.C. al terzo secolo d.C. La brocca bronzea è stata opportunamente esibita all’interno di una teca vitrea, permettendo al pubblico di osservarla da vicino.

 

La conferenza è stata anche l’occasione per visitare il Museo Archeologico Ibleo dopo la recente riapertura. Nonostante la ricchezza della collezione, il museo resta sorprendentemente poco frequentato, un fenomeno attribuibile a dinamiche poco conosciute che contrastano con la vasta gamma di reperti provenienti da donazioni private e dall’attività diretta della Soprintendenza di Ragusa.

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