SOLUNTO, LA STORIA DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI

 

Le rovine di Solunto ellenistica furono note al Fazello (XVI secolo) e ai viaggiatori settecenteschi ma divennero oggetto di scavi sistematici soltanto nella prima metà dell’Ottocento.

 

L’interesse e la curiosità verso i resti della città ellenistica si intrecciarono con la nascita delle ville settecentesche nella piana di Bagheria e nel territorio della antica baronia di Sòlanto e le prime notizie circa rinvenimenti occasionali nelle campagne flavesi si devono ad alcuni influenti personaggi della cultura borbonica del tempo. È infatti Gabriele Castelli Lancillotto principe di Torremuzza, nominato nel 1778 Regio Custode delle Antichità della Valle di Mazara e proprietario di una villa signorile nella zona, ad informarci del rinvenimento delle prime “sepolture incavate nella pietra” nella “campagna sottoposta al Monte Catalfano che porta il nome di Bagaria”.

 

Ma l’inizio della esplorazione scientifica a Solunto coincide con l’attività della Commissione di Antichità e Belle Arti in Sicilia e con la realizzazione degli sca vi intrapresi negli anni 1828-1835, principalmente per il recupero di sculture di marmo e di bronzo tra le quali la nota statua dello Zeus-Baal Hammon.

 

I documenti contabili della Commissione, i cui esponenti principali erano Giuseppe Lanza principe di Trabia e Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco, registrano le spese sostenute per recuperare alcune statue e diversi elementi architettonici e garantirne il trasporto al Museo di Palermo, dove ancora oggi tali preziosi reperti sono esposti.

 

Agli stessi anni risale lo scavo effettuato dal Serradifalco nella parte alta della collina, con il rinvenimento di alcuni sacelli e della nota scultura arcaica identificata come la rappresentazione della dea punica Astarte, anch’essa al Museo di Palermo, che è stata a lungo ed erroneamente ritenuta proveniente dal sito di Pizzo Cannita.

 

Nel 1856-57 i lavori sul sito proseguirono sotto la direzione di Gabriele de Spuches principe di Galati e interessarono l’area compresa tra la via dell’agorà e la collina orientale; da questi scavi proviene la già citata iscrizione latina con dedica a “Fulviae Plautillae Antonini Augusti Republica Soluntinorum D.D.”, attribuita agli anni 202 – 205 d.C.

 

Nel 1863 nel sito operò Francesco Paolo Perez che mise in luce gli isolati abitativi posti nella parte centrale della città. Nell’ambito di tali ricerche, il Cavallari nel 1866 effettuò l’anastilosi (ricostruzione) di una porzione del peristilio di una lussuosa casa a peristilio che venne arbitrariamente identificata col nome di “Ginnasio Romano” (fig. 3 a,b) da un’iscrizione greca con dedica a un ginnasiarca rinvenuta nelle vicinanze. Nel 1868-69 il prof. Giovanni Patricolo realizzò invece lo scavo di un’altra casa a peristilio posta quasi alla sommità del rilievo e vi recuperò i sei  pannelli relativi a pitture parietali in II stile pompeiano, decorate con festoni e maschere teatrali, tuttora esposti al Museo di Palermo.

 

Infine, nel 1875 gli scavi continuarono ad opera di Antonino Salinas con il ritrovamento della porzione settentrionale di via dell’agorà e con un tratto della grande arteria trasversale est-ovest, successivamente denominata via Ippodamo da Mileto. Oltre ad intervenire nell’area della città ellenistica, il Cavallari ed il Salinas nel 1872 e nel 1876 compirono i primi scavi nella necropoli punica rinvenuta presso la stazione ferroviaria di Santa Flavia.

 

Nel 1920 Ettore Gabrici effettuò alcuni limitati interventi nell’area orientale dell’agorà, mettendo in luce alcuni ambienti, con ricchi mosaici, di un grande edificio in cui è forse da identificare una terma pubblica. Più ampie ricerche ripresero a Solunto soltanto a partire dal 1951, con regolari campagne di scavo effettuate per circa un ventennio dalla Soprintendenza alle Antichità della Sicilia occidentale e dirette dal Soprintendente Prof. Vincenzo Tusa. Sono state così interamente messe in luce vaste porzioni del tessuto urbano, con lo scavo integrale del lato occidentale dell’agorà, del teatro e della terrazza superiore con vari edifici sacri; furono inoltre completate le indagini nelle insulae 5-18, rinvenendo svariate nuove porzioni dell’antico sistema viario.

 

Benché gran parte della città antica resti ancora da esplorare, le ricerche scientifiche condotte nei secoli scorsi hanno fatto sì che Solunto divenisse uno dei siti più importanti nel quadro dell’archeologia siciliana, in special modo per quanto riguarda la cultura abitativa di età ellenistico-romana.

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