ULISSE IN SICILIA “I LUOGHI DEL MITO”

Bosco Littorio, Parco archeologico di Gela, dal 22 luglio al 10 ottobre.

 

 

 

Non sono NESSUNO. Se non per lo stolto ciclope Polifemo che ingannai e privai del suo unico occhio mostruoso. Sono il distruttore della “superba Troia dalle alte mura”, l’uomo “versatile e scaltro”, il costruttore del Cavallo. Ho due nomi: Odisseo mi chiamano i miei, i Greci. Ulisse i latini e voi contemporanei: anche un grande poeta etrusco, Dante mi pare si chiami, ed un altro della lontana e umida Hibernia, per voi Irlanda la verde. Ebbi due padri. L’eroe Laerte, “capo di uomini” e Omero, l’aedo cieco, il più grande di tutti i poeti, celebrato ovunque “fra tutti gli uomini che mangiano pane”. Ed ho due patrie, due isole.

 

La prima è la piccola Itaca, la sassosa, di fronte la Grecia. La seconda è la grande Sicilia, al centro del mare che solcai, inseguito dalla vendetta di Poseidone, padre di Polifemo. A Itaca, la sassosa, vidi la luce. In Sicilia mi portarono, forse, le tempeste di Poseidone e le vie misteriose del mare. In Sicilia mi condussero di certo i miei conterranei greci, che lì fondarono grandi e famose città, con teatri per gli uomini e templi per gli dei dell’Olimpo. Donne e uomini sapienti di Sicilia hanno adesso voluto celebrarmi ancora una volta: mettendo in mostra vasi dipinti, mosaici, sculture e oggetti che mi raccontano, narrando le mie avventure e le mie sofferenze, sul mare e sulla terra.

 

Incontriamoci a Gela, in Sicilia, fondata molto tempo fa da uomini che parlavano la mia stessa lingua ed in essa leggevano e recitavano le mie gesta scolpite in parole dal mio altro padre, Omero.

 

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