IL MEDIOEVO SICILIANO E LE SUE TERME ARABE

 

Nel cuore della Sicilia, nella remota provincia di Palermo, dove addossati alle falde del monte Chiaramonte, esistono ancora oggi degli antichi bagni termali, un bene di immenso valore storico in quanto testimonianza certa del passaggio degli arabi anche in quella parte della Sicilia.

 

L’edificio termale di Cefalà Diana sorge ai piedi del Monte Chiarastella, a ridosso di uno sperone di roccia dal quale sgorgava una sorgente di acqua calda (35,8°-38°). Rientra nella tipologia architettonica della ḥamma di ambito islamico (bagno termale che sfruttava il calore naturale dell’acqua e che necessitava solo della presenza di piscine per l’immersione) ed è un momumento unico per tipologia nella storia dell’architettura siciliana e per stato di conservazione.

 

It looks like a compact parallelepiped characterized on the top of sides W, N and E by a cufici characters inscription, carved in blocks of calcarenite and painted in white on a red background, between slightly jutting frames decorated with vegetable motifs. The external vestments of the structure are of shapeless stone of considerable thickness (1.60 m) put together with mortar and they show uneven construction characteristics: below the epigraphic band, they are provided with large brick listings and cantonals; above, they show cantonals in sandstone blocks.

 

L’ingresso principale è posto sul prospetto N, mentre due si trovano specularmente al centro dei muri longitudinali e un altro presso l’angolo sud-occidentale. Quest’ultimo e quello del lato est sono stati nel tempo tompagnati e trasformati in finestre. Lo spazio interno dell’edificio è suddiviso in due parti da un muro a tre archi che poggiano su colonnine marmoree sormontate da pulvini e da capitelli di terracotta.

 

La zona meridionale comprende un piccolo vano voltato che include la sorgente da cui sgorgava l’acqua calda e una prima vasca; la zona settentrionale, di lunghezza maggiore rispetto alla precedente, include tre vasche rivestite di grossi mattoni. Lo sfruttamento iniziale della sorgente risale alla prima metà del X secolo ed era, forse, finalizzato anche all’irrigazione agricola, ma nessun elemento ad oggi dimostra la presenza di un insediamento stabile nell’area o la creazione di qualche struttura.

 

Alla seconda metà del X-inizio dell’XI secolo si ascrive la costruzione di una ḥamma con ingresso a SO, di estensione uguale all‘edificio attuale, provvista di copertura e architettonicamente definita nelle sue linee essenziali secondo una concezione e un’organizzazione dei percorsi trasformate nel corso dei secoli seguenti. Pertinente a questo edificio islamico è il vano voltato che ospita la sorgente, mentre l’area meridionale presentava un’unica grande piscina.

 

In periodo normanno il bagno è interessato da una vistosa riconfigurazione ad opera di Ruggero II (1140-1141), alla cui committenza si è risaliti attraverso la lettura dell‘epigrafe che decora l’esterno dell’edificio e il cui inserimento costituisce il segno più evidente dell’intervento di monumentalizzazione della struttura. Punto determinante delle trasformazioni operate dal sovrano normanno è l’apertura di un nuovo imponente ingresso al centro del lato N, fino ad allora non interessato da percorsi di accesso, indicativa di una nuova concezione dello spazio interno dell’edificio secondo un’assialità longitudinale sottolineata dalla costruzione del muro su tre archi.

 

Unlike what was supposed to happen in the Islamic bath, it is privileged a longitudinal directionality with the northern portal on the one hand and on the other one the vaulted compartment that housed the pre-existing Islamic spring, incorporated in this new arrangement, but visually screened by the three-arched wall, perfectly centered in relation to the new internal path. Even the system of distribution of water taken from the South, undergoes a clear change. The general organization of the site, however, does not present any continuity between the Islamic period and the Norman one.

 

After a period of slow state of neglect during the second half of the thirteenth century, at the beginning of the fourteenth century the site of Cefalà Diana baths has a new redefinition with the installation of a fondaco, attested by documents from the end of the fourteenth century, and of a horizontal wheel mill.
La vita del fondaco appare legata, almeno per tutto il XV secolo, alla via publica Panormi e al Castello di Cefalà. Alla metà del Settecento Niccolò Diana, Barone di Cefalà e fondatore dell’attuale paese di Cefalà Diana, crea l’attuale vasca situata a Sud del muro, divide in tre vasche la precedente unica grande piscina del settore settentrionale, costruisce la volta in calcarenite, probabilmente per il cedimento della precedente volta in mattoni, riorganizza il sistema di captazione, di raccolta e di distribuzione dell’acqua e apre due nuovi ingressi al centro dei lati est ed ovest dell’edificio.
The most recent phase of renovation of the inside of the thermal bath dates back to the nineteenth century, when the tanks are restricted, raised and equipped with quadrangular small bathtub and a large channel that conveys the most water from the source to the large feeding tank of the mill that is built to the north-east of the complex

 

L’ attuale sistemazione di entrambe le zone e del sistema di distribuzione delle acque è frutto, pertanto, di una serie di interventi che hanno scandito la lunga storia dell‘edificio e che hanno trasformato l’impianto originario.

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