AREA ARCHEOLOGICA DI SOLUNTO

 
Area archeologica vista dall'alto

Ad Est di Palermo, nei pressi di Santa Flavia, sorge Solunto, uno dei tre centri in cui si ritirarono in Sicilia i Fenici all’arrivo dei Greci. Questo primo stanziamento è localizzato presso il promontorio di Solanto e il retrostante pianoro di San Cristoforo. L’area di occupazione ricalca il modello insediativo fenicio, che, secondo la descrizione tucididea, prediligeva i promontori e le isolette antistanti la costa. La presenza, inoltre, nella piana di piccoli corsi d’acqua che agevolavano la risalita verso l’entroterra e i contatti con i centri indigeni della Valle dell’Eleuterio, rispondeva pienamente alla vocazione commerciale precipua dei centri fenici. Del centro si conosce la doppia denominazione, greca e punica: Solunto – “k f r” (villaggio).

 

L’Area Archeologica di Solunto comprende, però, solamente l’abitato d’età ellenistico-romana, che fu rifondato sul vicino Monte Catalfano dopo la distruzione del centro costiero d’età arcaico-classica operata da Dionisio di Siracusa agli inizi del IV sec. a.C. La città è adagiata sul versante sud-orientale del Monte su terrazze digradanti; presenta un impianto urbanistico di tipo regolare, mutuato dalla cultura greca, c.d. ippodameo, con un sistema viario costituito da tre assi stradali NS, intersecati perpendicolarmente da otto vie EO; l’incrocio delle strade determina isolati rettangolari, bipartiti longitudinalmente dai canali di raccolta delle acque piovane che rifornivano le cisterne pubbliche e private. Lungo la via principale si aprono le botteghe, mentre le case hanno l’ingresso dalle vie laterali. Le abitazioni sono organizzate attorno ad un cortile, spesso a peristilio, con colonnati a due piani. I vani si distinguono per la ricercatezza degli elementi architettonici e degli apparati decorativi pavimentali e parietali.

 

Più piccole e articolate intorno a un cortile senza colonnati sono le abitazioni dei ceti artigianali e produttivi, ubicate nelle aree periferiche della città.
Il sistema di approvvigionamento dell’acqua si basava probabilmente solo sulla raccolta delle acque piovane nelle cisterne, di cui tutte le abitazioni erano dotate. Due grandi cisterne pubbliche sono situate, inoltre, presso l’agorà e presso il quartiere artigianale.

 

In posizione eccentrica si estende la zona pubblica, preceduta da un edificio sacro con altare a tre betili. La monumentale piazza dell’agorà-foro è chiusa su tre lati da un portico, mentre a N si trova una grande cisterna coperta e ad E un edificio termale; a monte sono ubicati il teatro, il bouleuterion e il ginnasio e, su un terrazzamento soprastante, una vasta area sacra articolata in più santuari.

 

La dedica della Res Publica Soluntinorum a Fulvia Plautilla, moglie di Caracalla, datata tra il 202 e il 205 d.C., costituisce il tradizionale limite cronologico della città, che fu, probabilmente, abbandonata gradualmente quando le mutate condizioni socio-economiche della Sicilia tardo-imperiale provocarono un diffuso e progressivo declino di molti centri urbani.

 

La necropoli soluntina si estende in contrada Campofranco, a Nord dell’insediamento arcaico. Una porzione, ubicata ai margini del centro abitato di Santa Flavia, è area demaniale e costituisce un sito aggregato al Parco. Comprende 220 sepolture portate alla luce alla fine dell’800, per lo più a camera ipogeica scavata nel banco di calcarenite e con corridoio di acceso a gradini.

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