VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE ISOLE EOLIE

 

Le Isole Eolie sorgono lungo la costa nord orientale della Sicilia. Furono popolate a partire dal Neolitico da gruppi etnici provenienti dalla Sicilia, stanziatisi sugli alti piani di Lipari per sfruttare la grande risorsa naturale costituita dall’ossidiana, un vetro nero vulcanico considerato come la materia più tagliente che l’uomo conoscesse, e principale fonte economica per oltre due millenni.

 

Durante l’età del bronzo, a partire dal XVIII sec. a.C. dopo alcuni secoli di decadenza, le Eolie ebbero un nuovo periodo di prosperità dovuto ai contatti commerciali con la Grecia, attraverso lo Stretto di Messina. Proprio da queste genti eoliche le isole assunsero il nome che ancora oggi conservano.

 

Le Eolie devono il loro nome ad Eolo, signore dei venti, che qui secondo Omero aveva il regno. Furono anche chiamate Vulcaniae dal dio Efesto la cui fucina si credeva fosse sotto l’attuale Gran Cratere dell’isola vicinissima a Lipari, chiamata oggi Vulcano e dagli antichi detta Isola Sacra, il cui cratere ancora oggi è attivo.

 

Queste presentano un’archittetura di tipo rurale, chiamata oggi “architettura eoliana”, con caratteristiche particolari, rappresenatata da costruzioni rurali, raggruppate in piccoli borghi o isolate nelle campagne, abitate dai contadini ed utilizzate per l’attività agricola che un tempo era la fonte di ricchezza principale.

 

Le costruzioni rurali tipiche delle isole Eolie si sviluppano secondo modelli di tipo cellulare, con l’avvicinamento o la sovrapposizione di elementi a cubo, con una copertura piana per raccogliere l’acqua piovana. La casa rurale con sviluppo verticale, invece, è composta da due vani-cellula, collegati da una scala esterna. Questa tipologia di costruzione, consentiva la realizzazione di piccole abitazioni anche in zone scoscese o poco accessibili, a ridosso di rocce o in piccoli vicoli lontani dal mare. Le costruzioni più recenti, sono quelle con sviluppo orizzontale, attraverso l’accostamento di vani-cellula non comunicanti tra di loro prospettati su una grande terrazza, definita “bagghiu”, solitamente coperta da un pergolato su travi lignee, poggiate su pilastri cilindrici, chiamati  “pulera”. Il “bagghiu” era uno spazio nel quale si svolgeva la vita quotidiana della famiglia e al di là di quest’ultimo c’era un piccolo orto. Le case venivano costruite con materiali poco costosi, come pietre locali, pietre laviche, pietre pomici e tufo, con aperture chiuse da infissi rustici in legno, quasi sempre senza vetri, che affacciavano quasi sempre sul “bagghiu”.

 

Con lo sviluppo delle attività agricole e degli scambi commerciali via mare con grandi città come Napoli e Palermo. Migliorano le condizioni di vita degli isolani.

 

Importanti in quel periodo le edicole votive, situate spesso fuori dai centri abitati, con funzione di ritrovo per gli abitanti e i passanti. Le edicole votive vennero realizzate a partire dalla seconda metà del XVIII ai primi anni del XX secolo, in segno di devozione e di protezione di un Santo o della Madonna.

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