AREA ARCHEOLOGICA DI SEGESTA

 
Il Tempio di Segesta

Segesta, tra il sec. II a.C. ed il I a.C., ebbe un grande periodo di prosperità e fu riassettata sul modello delle città microasiatiche; in essa è presente anche una fase tardo antica e bizantina, un villaggio musulmano con moschea, seguito da un insediamento normanno-svevo con castello sommitale ed una chiesa fondata nel 1442 sul terreno dalla già articolata stratigrafia, tutti nell’acropoli Nord.

 

Le abitazioni più antiche della città– fine del sec. VI a.C. – sono state individuate lungo i pendii del monte; l’impianto urbano, con varie trasformazioni e costruzioni realizzate nei secoli V a.C. – II d.C., nel quale sono pure visibili alcuni possibili percorsi viari, si estendeva, su due cime: acropoli Nord (edifici pubblici, agorà, teatro e, a quota più bassa, una casa) e Sud (abitazioni: “casa delle navi”) collegate da una sella e difese ad Est e a Sud da pareti naturali molto scoscese, mentre gli altri versanti erano muniti, in epoca classica, di una cintura muraria con porte monumentali e, in età primo imperiale, di una seconda, posta ad una quota superiore.
Al di fuori delle mura, nel 430 – 420 a.C., fu edificato il Tempio di tipo dorico-siceliota; fuori dalle mura è visibile il santuario in contrada Mango (sec. VI-V a.C.) ed una necropoli di età ellenistica nell’area prospiciente la “Porta di Valle”.
Ulteriori indagini archeologiche permetteranno di ampliare il quadro storico-culturale delineato allo stato attuale anche per i periodi più recenti.

 

Il Tempio è un periptero dorico-siceliota di 6×14 colonne, non venne ultimato probabilmente per conseguenza degli avvenimenti della fine del sec. V a.C. (del 409-408); un’altra teoria lo vuole così stranamente costruito perché destinato ad un culto non greco.
L’edificio segue i canoni dell’architettura classica delle città siceliote, specie di Selinunte, non disconoscendo i modelli attici. Non sappiamo a quale divinità esso fosse stato dedicato, né è stato individuato l’altare; tuttavia, modeste strutture di un semplice edificio sacro, individuate nel corso delle esplorazioni condotte all’interno del tempio, ci riportano certamente ad un antico culto.

 

Nel corso dei secoli, la fortificazione della città ha subito molteplici trasformazioni: la cinta difensiva inferiore (inizi del sec. V a.C.), che cingeva il fianco occidentale del monte, chiudeva la valle dove si apriva il varco di una porta urbica che alla fine del sec. V a.C. fu munita di torri (VII-VIII) e poi ristretta da un muro collegato alla torre Ovest. Più in alto, la porta principale (Porta Stazzo) era controllata da un bastione fortificato (ovile in epoca moderna) e fiancheggiata da tre torri (IX-XI).
Tra la fine del sec. IV e la metà del III a.C., la Porta di Valle venne chiusa e trasformata in un possente apparato bellico con catapulte e magazzini per i proiettili lapidei; nella seconda metà del sec. III a.C. fu costruita la cinta cd. di mezzo tra le torri VI e IX che lasciò fuori la Porta di Valle causandone il declino.
Nel corso della prima età imperiale, venne costruita una nuova cinta muraria a quota superiore, data la contrazione dell’apparato urbano, munita di nove torri e con due porte (Porta Teatro e Porta Bastione) per cui tutto il sistema difensivo a valle venne definitivamente abbandonato; la Porta di Valle fu riutilizzata a frantoio.

 

Il Teatro è datato alla metà del sec. II a.C., sulla base di elementi stilistici e stratigrafici, cioè quando la città, sotto la sfera politica di Roma, realizza un suo nuovo assetto monumentale. Nel complesso la struttura ha subito corposi rifacimenti in epoca ottocentesca. Non abbiamo alcuna fonte storica che menziona o descrive questo monumento e ciò che in esso avveniva. Tuttavia, data la presenza del non lontano bouleuterion, è certo che qui si realizzavano spettacoli d’intrattenimento, al pari di tanti altri teatri dell’antichità, che andavano avanti per intere giornate dal mattino al tramonto.

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