NECROPOLI DI PANTALICA

 
La necropoli

Pantalica è un sito rupestre tra Sortino e Ferla, che sorge nel punto di confluenza della valle del Calcinara nella valle dell’Anapo. Qui, nel corso del XIII secolo a.C., si sviluppò un insediamento della tarda età del bronzo che continuò a vivere per diversi secoli, fino all’VIII secolo a.C. e fu teatro di manifestazioni artistiche, artigianali, architettoniche, rivelatori di numerosi apporti che la cultura egeomicenea aveva trasferito nel suolo siciliano.

 

Non si conosce il villaggio preistorico, che doveva essere composto da capanne di legno andate perdute senza lasciare traccia. Rimangono invece visibili i resti di tre villaggi bizantini scavati nella roccia, sorti attorno ad altrettante chiesette rupestri, nella grotta del Crocifisso, di S. Nicolicchio e di San Micidiario, quando Pantalica tornò ad essere abitata in età tardo antica.

 

L’unico edificio superstite della tarda età del bronzo è l’anaktoron o palazzo dell’anax: edificio antichissimo che fu poi trasformato e adattato in epoca bizantina. Nel lato meridionale, la struttura muraria di tipo megalitica quadrata confermò la matrice egeomicenea del palazzo, attributo non alle genti locali, bensì a qualcuno degli Egei che intorno all’anno mille toccarono la costa siracusana e, spintosi entro la valle dell’Anapo, si mise al servizio del signore di Pantalica. La necropoli di Pantalica occupa i diversi versanti del grandioso canyon scavato dai due fiumi Anapo e Calcinara, ed è costituita da quasi cinquemila tombe a grotticella scavate nelle ampie e scoscese pareti rocciose. Essa appartiene a due diversi momenti dell’insediamento, il primo detto di “Pantalica Nord”, che si data dalla metà del XIII sec. a.C. al XI secolo, il secondo di “Pantalica Sud”, datato tra il IX e VIII sec. a.C. con, in mezzo, la facies di Cassibile (metà XI – metà IX sec. a.C.) che è quella in cui si registra l’arrivo dei Siculi, dall’Italia meridionale. Il rito funerario è sempre quello dell’inumazione.

 

Tra le produzioni artigianali, la ceramica, di colore rosso lucente, per la prima volta registra l’utilizzo del tornio. Rasoi in bronzo e coltelli si trovano nelle tombe maschili, mentre gli strumenti per la filatura e tessitura, come pesi da telaio, coltello da filatrice, fuso, contraddistinguono il ruolo della donna. Tra le fibule, prevalgono dapprima quelle ad arco semplice e ad arco di violino e poi si diffondono quelle con l’arco ad occhio e l’ago curvo.

 

Pantalica non è solo archeologia. Il sito è incastonato in una lussureggiante natura, con ripide e maestose pareti rocciose, un intricato snodarsi di cavità carsiche, ed una straordinaria ricchezza di flora e fauna. Questo luogo, davvero unico al mondo, è stato proclamato Patrimonio dell’Umanità nel 2005, quando Pantalica, accoppiata a Siracusa, è stata iscritta nella World Heritage List.

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