MORGANTINA E VILLA ROMANA DEL CASALE: IL RIENTRO DELLA DEA SIMBOLO DELLA SICILIA CLASSICA

 

Il 17 maggio 2011 veniva restituita alla Sicilia una delle opere più affascinanti del patrimonio archeologico italiano: la Dea di Morgantina. La statua, trafugata nella seconda metà del Novecento e al centro di una lunga trattativa internazionale, è oggi esposta al Museo Archeologico Regionale di Aidone, dove fu accolta con emozione e orgoglio.

 

Alta 2,20 metri e risalente al periodo tra il 420 e il 410 a.C., la statua si distingue per la raffinatezza delle forme e la delicatezza dei colori antichi, visibili ancora in tracce di rosso, blu e rosa. Le parti nude – testa, braccia e piedi – sono scolpite in marmo bianco proveniente dall’isola greca di Paro, mentre il corpo, avvolto in un panneggio che ne esalta l’armonia, fu lavorato con la tecnica “pseudo-acrolitica”, già diffusa in Magna Grecia e Sicilia.

 

Attribuita a un artista della cerchia di Fidia, la statua mostra influenze dello “stile ricco” e sembra destinata ad essere collocata al centro di uno spazio sacro ancora non identificato. Inizialmente identificata con Afrodite dagli esperti del Getty Museum, oggi si tende a riconoscervi Demetra o Kore, figure centrali del culto demetriaco.

 

Il culto di Demetra ha avuto in Sicilia una straordinaria diffusione, in particolare nelle aree di Enna, Pergusa, Morgantina, Gela e Siracusa. Tra VI e V secolo a.C., i Dinomenidi – tiranni di Gela e Siracusa – ne fecero uno strumento politico, proclamandosi ierofanti della dea. Le tracce di questa devozione si ritrovano ancora oggi nelle feste popolari di primavera e nei riti del raccolto, in cui elementi del culto antico si sono fusi con la tradizione cristiana.

 

La Dea di Morgantina è molto più di un’opera d’arte: è simbolo di identità, memoria storica e continuità culturale di una terra in cui il grano, le divinità e i miti continuano a dialogare con il presente.

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